L’emicrania come malattia di genere: oggi il convegno all’Istituto Superiore di Sanità

Prof. Barbanti: «La donna emicranica soffre di un dolore più severo, più protratto e più disabilitante rispetto all'uomo»

“L’emicrania come malattia di genere”: se ne parlerà oggi all'Istituto Superiore di Sanità nel corso di un convegno che si propone di offrire un quadro globale della patologia e delle ricadute sociali che questa comporta.

«L'emicrania colpisce in Italia il 32% delle donne ed è considerata dall'OMS la seconda malattia più disabilitante del genere umano», spiega il Prof. Piero Barbanti, primario neurologo presso l’IRCCS San Raffaele Pisana, che interverrà sull’argomento “Inquadramento clinico e impatto dell’emicrania”.

«La donna emicranica», prosegue, «soffre di un dolore più severo, più protratto e più disabilitante rispetto all'uomo e non soffre solo durante la crisi di dolore: è dimostrato infatti che tra un attacco e l'altro il 10% delle donne è affetto da ansia, il 14% ricorre alle più varie strategie di evitamento per non correre il rischio di scatenare attacchi e nel 25% dei casi presenta comunque sintomi intervallari. Sono ben 317 i giorni all'anno che la donna trascorre in preda al dolore emicranico o ai sintomi intervallari».

La legge 38 del 15 marzo 2010 tutela l'accesso alle cure per il dolore ma ciononostante l'emicrania - anche nelle sue forme più croniche e severe - non rientra nei cosiddetti LEA (livelli essenziali di assistenza). «L'emicrania», conclude il Prof. Barbanti, «rimane pertanto "un personaggio in cerca di autore": una malattia di cui oramai conosciamo moltissimo, per la quale saranno a breve disponibili cure rivoluzionarie, che ha nell'Italia una punta di diamante della ricerca mondiale ma che stenta a trovare riconoscimento adeguato presso Istituzioni e Policy Makers».

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